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Dai un futuro alle tue passioni

Fatica sprecata

Benchè gli italici non abbiano una grande considerazione di loro stessi come lavoratori e siano sempre pronti a vedere evangelicamente il fannulllone nell’altro, anche se strano a dirsi, sono fra quelli che lavorano di più al mondo.

Lavorano come bestie, ore e ore, come altri popoli non fanno e la maggior parte si spezza la schiena e si manda in fumo il  cervello per un salario che è, in pratica, una specie di elemosina, uno sputo in mano che costringe moltissimi a seconde attività (altra fatica aggiunta) per non finire in mano alle finanziarie e/o agli usurai che sono, più o meno, la stessa cosa.

Ma tale quantità di lavoro cosa produce?

Praticamente così poco che in effetti gli italici sembrano condannati, già in questa vita, a una fatica simile a quella del povero Sisifo.

Quest’enorme lavorio delle formiche italiche ha una scarsissima produttività e la ragione di tutto questo é abbastanza banale anche se non evidente: i sistemi produttivi italici sono basati sull’uso massiccio di braccia e su un’automazione praticamente inesistente, fatto che crea conseguenze drammatiche per l’economia perchè è stato dimostrato, già neglli anni 50, che lo sviluppo è funzione del grado d’automazione che,  sua volta, implica ricerca, iinnovazione, brevetti, know-how e ritorni economici più elevati sia per l’imprea che per i lavoratori, necessariamente molto specializzati e perció molto meglio retribuiti.

Quando si dice che i salari italici sono molto più bassi della media si dimentica di dire che sono salari per compiti di scarso contenuto dove non sono richieste particolari competenze tanologiche, scientifiche e manageriali.

Purtrppo, come un bulimico o un’anoressica, che non vedono nello specchio la loro vera immagine, l’italica gente, compresa la sua pseudo auto definitasi classe dirigente, si vede allo stesso livello di altre nazioni mentre, in verità, é solo un volgo disperso ancora all’ombra dell’albero degli zoccoli.



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Giornali, bugie e Internet

I giornali perdono lettori, questo convince i pubblicitari a ridurre le inserzioni, gli editori cominciano la caccia al colpevole e, come nella migliore tradizione dietrologica, lo si cerca in altri e non in se stessi.
D’altra parte la stampa si fonda  sul narcsismo dei giornalisti e perciò come potrebbero essi stessi auto accusarsi della crsi del settore?
Si cerca perciò un colpevole di comodo e lo si è trovato in che, diffondendo notizie gratuite, farebbe una concorrenza sleale alla stmpa e, con un ragionamnnto abbastanza contorto, anche i siti web dei giornali stessi contribuirebbero a questo disastro.
Così nascono tentativi di far pagare per l’edizione web di un gionrale, senza che però nessuno abbia ancora dimostrato che questo sistema possa generare utili e, sopratutto, se i lettori siano disposti a pagare.
Un’indagine recente pare abbia azzerato ogni possibilità per le notizie a pagamento su : siccome già oggi i giovani preferiscono leggere le notizie tramite i portali, e non sui giornali online, l’indagine ha stabilito che ci sarebbe un ulteriore spostamento verso i portali, rispetto alla stampa online, se questo diventasse a pagamento, in altri termini, la gente non attribuisce un valore economico alla stampa.
Ed è proprio questo il problema che è alla base della crisi del settore: i giornali perdono lettori perchè sono percepiti come strumenti per veicolare solo quelle informazioni  gradite agli inserzionisti e che non creino problemi al valore di borsa de’editore e/o delle banche  che supportano il titolo o che devono recupera i tanti milioni prestati a gruppo editoriale.
Insomma, il pubblico, che non è fesso, capisce che i giornali non fanno più il loro mestiere, dire la verità, e perciò perchè pagare per leggere delle notizie di cui non si ha nessuna fiducia?
A questo punto meglio leggere gratis, senza preoccuparsi troppo se la notizia sia vera, verosimile, artefatta o del tutto falsa, perchè, come si dice, a caval donato non si guarda in bocca!



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Piazze italiane d’estate

Bivacchi di malvestiti branchi d’inglesi arrossati come gamberi lessi che osservano un’eleganza italica che loro non raggiungeranno mai!





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Benedizione papale

Un matrimonio è spesso un gigantesco ipetrofico momento esibizionistico con vette di esposizione del proprio status che raggiungono il massimo con la lettura (prezzolata) della benedizione papale.

Siccome certi cattivi costumi facilmente alligano, adesso la moda della bendizione del Santo Padre sta infestando anche i convegni.

Ovviamente Sua Santità non si scomoda per vilissime cose mondane come il convegno Crescita e innovazione o per quello Artigianato, moda e web 2.0!

No, questo onore è riservato al politico importante, presidenete di regione o della provincia, sindaco, vice ministro e, quando tutto manca va bene anche il presidente di un’associazione più o meno collegata all’argomento dell’evento.

Peccato che spesso, come accade per il Santo Padre ai matrimoni, il politico importante non si faccia vedere perchè quasi sempre trattenuto da impegni istituzionali.

Ma non importa: l’effetto esibizionistico c’è stato e quello che ha pagato per il convegno ha solleticato  il suo io ipertrofico come la sposa in abito bianco che potrà raccontare della benedizione papale mentre sfoglia il libro di foto con le amiche, e finchè il matrimonio durerà!



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De visu

Gli analisti di borsa, quando sono onesti, cercano di capire da un bilancio quale sarà il futuro di un’azienda quotata dimenticando che, dietro a una bella elaborazione contabile, ci sono persone, con le loro manie, capacità, idiosincrasie, pregiudizi e spesso ben occultate malattie del corpo e dell’anima che non possono non incidere sui destini di un’azienda.
Perciò fa un gran bene andare per convegni ed eventi e poter guardare negli occhi famosi imprenditori e potenti amministratori delegati.
De visu, la loro faccia, il colore della pelle, i loro tic, lo stress nella voce, dicono tutta la verità vera, quella ben occultata dentro alla carta patinata di un bilancio artefatto ad arte.



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Dialogo fra illusi

Gli imprenditori esultano per le buone intenzioni di un governo che sentono amico e il governo si sente fortificato nelle sue intenzioni dall’avere il vento in poppa della sua base elettorale per fare alfine fantomatiche riforme!

Però le riforme non si fanno, la pressione fiscale e contributiva non arretra di un centesimo, gli adempimenti sono sempre gli stessi e, date certe mosse del governo, non potranno che aumentare (basti pensare al contenzioso che nascerà dalla stretta sui certificati di malattia).
Quello in corso è un dialogo fra illusi che sperano in cose impossibili, mai riuscite a nessuno nel mondo, come una burocrazia che riforma se stessa,  per altro in un paese ad altissima litigiosotà, che riempie i tribunali di cause e costringe la burocrazia ad emanare centinaia di provvedimenti il cui scopo primario è disciplinare tutte le fattispecie possibili onde evitare ricorsi, cause, interpretazioni che poi generano altro contenzioso endemico.
Si illude il governo perchè una parte non piccola di quelli che lo votano esistono come imprese perchè fornitori di questo sistema pletorico, e basti pensare al fatto che nessuno intende semplificare il discreto numero di enti la cui esistenza non crea solo poltrone di vertice e posti di lavoro nella PA allargata, ma consente anche a numerose imprese di allattare a queste numerose e variegate mammelle che, se si facessero le fantomatiche riforme , non darebbero più occasioni d fatturato.
Quindi gli imprenditori vorrebbero le riforme, ma solo quelle che non tolgono loro parte del mercato della PA, così come i politici vogliono le riforme ma solo quelle (quali?) che non toccano il loro elettorato.
Prendersela con quale decina di migliaia di precari della scuola non incide sulla massa dei voti, così come fare la faccia feroce con pochi statali assenteisti, rispetto a 3,5 milioni, non migliora la PA ma sposta tanti voti di gente di bocca buona.

 

Fra 20 anni, con altri governi, si continuerà a parlare di riforme annunciate come quegli studenti fuori corso che illudono se stessi ed i parenti su una laurea che non si discuterá mai!



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Internet non è posto dove le regole siano molto diverse dal resto del mondo

non è posto dove le regole siano molto diverse dal resto del mondo
Perciò, se un prodotto non si trova facilmente, la gente non lo compra.
E questo rimette in gioco la necessità di pompare il , che è la prima cosa che la gente ricorda.
Ma una volta arrivati al sito del prodotto cercato, se non ci sono dati essenziali (che fa, com funziona, quanto costa, dove posso comprarlo), la gente non compa, nè sulla rete e forse anche in negozio.
è come la mela di Crimilde: mezza buona e mezza avvelenata…dipende da come si usa!





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Amo, presente indicativo

Tante separate quarantenni sole vivono nel limbo della penosa ricerca di una nuova relazione stabile e quelle che Erica Jong chiamava scopate senza cerniera.
Molte sono donne intristite perchè l’ex si è rivelato non degno del loro amore, ma con ancora un’ingombrante presenza in un angolo non piccolo del cuore.
E poi ci sono quelle incattivite, quelle che odiano l’ex e manifestano in ogni occasione, in ogni modo, con ogni raffinata perfidia il loro astio per uno che “non amano più″…o che non hanno mai amato?
Amare è un verbo che ha un solo tempo e una sola persona: io amo, perchè, se si ama, si ama per sempre, qualsiasi cosa possa accadere, anche oltre la morte perchè, se si ama, neanche la morte può separare l’amato da chi ama, se si ama, accade istante per istante, e chi ama può dire: io amo!



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Crisi, ma non per tutti!

Questa strana crisi ha una forma tale che permette i più vari e variegati giudizi, dal negazionismo economico al catatastrofismo epocale, tanto che a un convegno si è ipotizzato anche di dissoluzione del sistema per totale mancanza di fiducia in quei pezzi di carta, o registrazioni elettroniche, che chiamiamo denari.

La crisi c’è e durerà almeno altri 4 anni, di cui uno ancora di lenta caduta e 3 di lentissima risalita.

La crisi però non riguarda tutte le imprese ma solo quelle che sono o erano già a rischio, per prodotti troppo costosi e/o obsoleti, oppure colpisce quelle aziende e quelle persone che normalmente vivono del pannicolo adiposo dell’economia, cioè chi vive di quel 30% di superfluo (consumi, servizi, attrezzature e personale) che ci si può permettere quando le cose vanno bene e si possono allargare i cordoni della borsa, anche per fare piaceri o prendere mazzette.

Ed è evidente che chi largheggiava oggi pensa prima alla sua poltrona e diventa perciò  efficientista nonchè oculatissimo e prudente. 

Per alcuni è perciò catastrofe mentre altri stanno assorbendo la botta con nuove strategie, mercati e prodotti.

Quello che però riguarda tutti è che il sistema non ritornerà più ai livelli di prima, perchè quel 30% eliminato non sarà ripristinato, e questo sarà il vero problema per i governi: una massa endemica consistente di emarginati inoccupati dai quali ci si dovrà aspettare, ovviamente, torbidi e problemi, a meno che la società non riesca a farsene carico, senza che lavorino, così come oggi sostiene anziani, casalinghe e studenti.



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