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Dialogo fra illusi

Gli imprenditori esultano per le buone intenzioni di un governo che sentono amico e il governo si sente fortificato nelle sue intenzioni dall’avere il vento in poppa della sua base elettorale per fare alfine fantomatiche riforme!

Però le riforme non si fanno, la pressione fiscale e contributiva non arretra di un centesimo, gli adempimenti sono sempre gli stessi e, date certe mosse del governo, non potranno che aumentare (basti pensare al contenzioso che nascerà dalla stretta sui certificati di malattia).
Quello in corso è un dialogo fra illusi che sperano in cose impossibili, mai riuscite a nessuno nel mondo, come una burocrazia che riforma se stessa,  per altro in un paese ad altissima litigiosotà, che riempie i tribunali di cause e costringe la burocrazia ad emanare centinaia di provvedimenti il cui scopo primario è disciplinare tutte le fattispecie possibili onde evitare ricorsi, cause, interpretazioni che poi generano altro contenzioso endemico.
Si illude il governo perchè una parte non piccola di quelli che lo votano esistono come imprese perchè fornitori di questo sistema pletorico, e basti pensare al fatto che nessuno intende semplificare il discreto numero di enti la cui esistenza non crea solo poltrone di vertice e posti di lavoro nella PA allargata, ma consente anche a numerose imprese di allattare a queste numerose e variegate mammelle che, se si facessero le fantomatiche riforme , non darebbero più occasioni d fatturato.
Quindi gli imprenditori vorrebbero le riforme, ma solo quelle che non tolgono loro parte del mercato della PA, così come i politici vogliono le riforme ma solo quelle (quali?) che non toccano il loro elettorato.
Prendersela con quale decina di migliaia di precari della scuola non incide sulla massa dei voti, così come fare la faccia feroce con pochi statali assenteisti, rispetto a 3,5 milioni, non migliora la PA ma sposta tanti voti di gente di bocca buona.

 

Fra 20 anni, con altri governi, si continuerà a parlare di riforme annunciate come quegli studenti fuori corso che illudono se stessi ed i parenti su una laurea che non si discuterá mai!



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Internet non è posto dove le regole siano molto diverse dal resto del mondo

non è posto dove le regole siano molto diverse dal resto del mondo
Perciò, se un prodotto non si trova facilmente, la gente non lo compra.
E questo rimette in gioco la necessità di pompare il , che è la prima cosa che la gente ricorda.
Ma una volta arrivati al sito del prodotto cercato, se non ci sono dati essenziali (che fa, com funziona, quanto costa, dove posso comprarlo), la gente non compa, nè sulla rete e forse anche in negozio.
è come la mela di Crimilde: mezza buona e mezza avvelenata…dipende da come si usa!





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Amo, presente indicativo

Tante separate quarantenni sole vivono nel limbo della penosa ricerca di una nuova relazione stabile e quelle che Erica Jong chiamava scopate senza cerniera.
Molte sono donne intristite perchè l’ex si è rivelato non degno del loro amore, ma con ancora un’ingombrante presenza in un angolo non piccolo del cuore.
E poi ci sono quelle incattivite, quelle che odiano l’ex e manifestano in ogni occasione, in ogni modo, con ogni raffinata perfidia il loro astio per uno che “non amano più″…o che non hanno mai amato?
Amare è un verbo che ha un solo tempo e una sola persona: io amo, perchè, se si ama, si ama per sempre, qualsiasi cosa possa accadere, anche oltre la morte perchè, se si ama, neanche la morte può separare l’amato da chi ama, se si ama, accade istante per istante, e chi ama può dire: io amo!



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Crisi, ma non per tutti!

Questa strana ha una forma tale che permette i più vari e variegati giudizi, dal negazionismo economico al catatastrofismo epocale, tanto che a un convegno si è ipotizzato anche di dissoluzione del sistema per totale mancanza di fiducia in quei pezzi di carta, o registrazioni elettroniche, che chiamiamo denari.

La c’è e durerà almeno altri 4 anni, di cui uno ancora di lenta caduta e 3 di lentissima risalita.

La però non riguarda tutte le imprese ma solo quelle che sono o erano già a rischio, per prodotti troppo costosi e/o obsoleti, oppure colpisce quelle aziende e quelle persone che normalmente vivono del pannicolo adiposo dell’economia, cioè chi vive di quel 30% di superfluo (consumi, servizi, attrezzature e personale) che ci si può permettere quando le cose vanno bene e si possono allargare i cordoni della , anche per fare piaceri o prendere mazzette.

Ed è evidente che chi largheggiava oggi pensa prima alla sua poltrona e diventa perciò  efficientista nonchè oculatissimo e prudente. 

Per alcuni è perciò catastrofe mentre altri stanno assorbendo la botta con nuove strategie, mercati e prodotti.

Quello che però riguarda tutti è che il sistema non ritornerà più ai livelli di prima, perchè quel 30% eliminato non sarà ripristinato, e questo sarà il vero problema per i governi: una massa endemica consistente di emarginati inoccupati dai quali ci si dovrà aspettare, ovviamente, torbidi e problemi, a meno che la società non riesca a farsene carico, senza che lavorino, così come oggi sostiene anziani, casalinghe e studenti.



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Case a prezzi popolari

Puntuale come certe ricorrenze nazionali, ogni tanto si scopre che numerosi potenti della genìa dei politici, dei sidacalisti, dei giornalisi e delle loro commarelle piazzate a sculettare in posti sicuri, abitano appartamenti di enti pubblici per i quali pagano canoni irrisori che, tenuto conto di dove si trovano, (quasi sempre in quartieri centrali e/o eleganti), costano al mq molto meno di quanto costi l’affitto di una casa popolare.
Di solito questa cosa sta sui giornali per un paio di giorni e ho l’impressione che serva da tappabuchi quando non ci sono da raccontare: stupri di extracom, mamme amorose che massacrano i figli venuti male, fidanzati maneschi e tanto studiosi di ogni tipo di pornografia nonchè l’insalatona mista di studenti di vari paesi che, fra un orgia e una sniffatina, finiscono per massacrarsi a vicenda.
Poi, un rigore non concesso alla Juve o uno di troppo concesso alla Juve, fanno passare in second’ordine gli affitti di favore a favore dei soliti potenti, e tutto resta come prima, ed anche più di prima; e se si cerca di mettere rimedio, finisce come quando alcuni duri e puri della politica finirono per comprarsi le case degli enti pubblici per qualciosa che valeva meno del biblico piatto di lenticchie





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Valore vero

Alcuni economisti, incapaci di uscire dai loro stessi abusati schemi, si chiedono perchè le borse, cioè le persone che v’investono, diano oggi valori così bassi ad aziende che fino a poco tempo fa valevano cinquanta volte il loro valore attuale.

Prima di tutto bisogna dire che il valore che si assegna alle cose dipende dalle circostanze: in un deserto, sotto un sole allucinante, l’idea di un’orribile fine e la gola riarsa certamente farebbero dare a tutti un valore diverso per una bottiglia d’acqua, anche calda, contro un’altra qualsiasi cosa che in circostanze normali scatenerebbe una giusta voglia di possesso.

Forse anche un po’ d’ombra, cioè qualcosa di effimero e immateriale, sarebbe meglio di una top model (ben disposta); quello che cambia è il contesto, come capita a chi fa mammografie tutti i giorni.

Però c’è anche da considerare che alcune aziende che cosa valgono effettivamente?

Vale l’infrastruttura, se serve e non c’è alternativa, valgono i brevetti, se producono rendite, valgono gli immobili, se possono essere riutilizzati o venduti, in certi casi vale anche qualcosa di molto poco solido com’è il , ma se è possibile vendere qualcosa sotto  a quel .

Altrimenti l’azienda vale poco o nulla, e il mercato lo capisce attribuendogli, non un valore assoluto, che non esiste per nessuna cosa, ma un valore relativo e contestualizzato, proprio come un Chopard con brillanti,  che può valere tanto a New York, e assolutamente nulla in un deserto con 50 gradi centigradi.



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Bloccare Internet?

Da entrambe le parti dello schieramento politico si sta cercando di bloccare pezzi della rete, cosa anche un po’ risibile quando l’idea è bloccare pezzi di , cosa molto difficile a farsi per ragioni di commercio internazionale ma anche, e sopratutto, per difficoltà tecniche, il che dimostra che la Casta è poco in sintonia con il mondo di oggi e, quel che è peggio, pare lo siano anche le strutture tecniche che dovrebbero evitare che si portino in parlamento leggi che, nei fatti, sono inapplicabili.

Come può l’Italietta, che non riesce a farsi consegnare un ergastolano dal Brasile, riuscire ad ottenere che un’azienda americana come si uniformi alle sue leggi è un mistero, e denota anche una scarsa conoscenza dei meccanismi costituzionali americani dove il Primo Emendamento della Costituzione tutela  qualsiasi forma di libertà di stampa e di parola, fino al punto che alcune corti hanno stabilito che è lecito diffondere anche materiale anonimo tramite la rete.

Poi c’è il fatto tecnico, e basterebbe il precedente del governo cinese che è riuscito a bloccare pezzi di , ma solo con la complicità di aziende americane desiderose di non perdere il mercato della pubblicità on line. Ma, di nuovo, l’italietta in declino ha la forza (economica, questa volta) di costringere aziende americane, che fatturano più di molte grandi aziende nostrane , di bloccare pezzi della rete?

Ed è sufficiente tutto questo per bloccare la propalazione di notizie sgradite alla casta? 

Questa è un’illusione come quella che aveva il partito comunista sovietico che impediva (o restringeva) l’uso delle macchine per scrivere e delle fotocopiatrici visti come pericolosi strumenti di propalazione di notizie sgradite e atte a fomentare il dissenso.

Però, mentre il KGB dava la caccia alle macchine per scrivere, alcuni membri della nomenklatura portavano, come souvenir dell’Occidente Capitalista, videoregistratori e cassette, con un effetto ancora più disinformativo di un qualsiasi samizdat , per il quale occorre comunque una certa cultura, mentre per vedere un film non serve altro che un’oretta stravaccati su un divano a scorrere insulse storie che, però, erano lette dai cittadini dell’Est in un modo diverso da come la leggevano gli occidentali, originari destinatari del film.

Gli occidentali, infatti, guardano la storia e assimilano passivamente lo scenario, vale a dire che l’occidentale non guarda con attenzione a cosa usano, mangiano e guidano i personaggi, perchè questo fa parte della loro esperienza di vita di tutti i giorni; quelli dell’est, invece, si concentravano proprio sullo scenario e vedevano, con i loro occhi, che l’occidente, descritto dal partito come l’inferno, non lo era affatto almeno per quantità di beni disponibili.

Alla fine milioni di loro hanno fatto due e due fanno quattro: il partito ci mente! E il sistema è crollato.

Anche da noi ci si sta illudendo di eliminare il dissenso bloccando un mezzo di comunicazione pervasivo com’è il web; finirà come nell’URSS: la gente troverà altri modi di comunicare e il sistema crollerà lo stesso.



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In dubio pro vita

In dubio pro reo è la formula che obbliga il giudice a non condannare se esiste un qualsiasi dubbio di effettiva colpevolezza.

E lo vediamo nei film americani quando il giudice chiede alla giuria un verdetto al di là di ogni ragionevole dubbio.

Insomma, meglio un colpevole in libertà che un innocente in galera o, peggio, sulla sedia elettrica!

Al di là di ogni considerazione questa dovrebbe essere la formula da applicare nel caso di Eluana Englaro dove esiste il dubbio che la donna avesse espresso un desiderio di non ricevere cure quando era nel pieno delle sue facoltà mentali.

Questa certezza non esiste perchè non esiste un documento scritto (e certificato da un’autorità terza come può essere un notaio); ci sono solo le affermazioni del padre che, per altro, dovrebbe essere escluso tassativamente da questa fattispecie, che deve essere decisa dallo Stato basandosi esclusivamente sulle leggi esistenti o che si vogliano fare per regolare questioni simili per il futuro.

Decidere, senza prove dell’effettiva volontà dell’ammalata, è un precedente pericoloso che ci potrebbe riportare alla durezza spartana che esponeva i bambini deformi sul monte Taigeto. 

Magari in questo modo avremmo in giro solo belle fighette e palestrati depilati da mandare a sculettare nei salotti TV, ma avremmo buttato un genio come Stephen Hawking, una delle poche menti in grado di capire la bellezza e il senso dell’universo nel quale siamo immersi.



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Democratizzare l’innovazione

L’adozione di un servizio/prodotto, ma anche di una moda, segue quattro fasi:

al principio c’è un piccolo gruppo di persone curiose (o esibizioniste) che devono avere il nuovo aggeggio;

poi segue il gruppone di quelli che vanno dietro alla moda, quando si è abbastanza affermata;

si aggiunge successivamente un’altra grossa fetta, che adotta la moda quando è ormai uno standard;

infine c’è il gruppuscolo di quelli che si comprano l’aggeggio quando ormai è quasi obsoleto.

Però, Eric von Hippel, professore di economia al MIT , ha scoperto, teorizzato e consolidato nel libro Democratizating Innovation l’idea che esiste un gruppuscolo, ancora più piccolo, gli innovatori, quel tipo di persone che vogliono che un certo prodotto/servizio sia modificato o adattato a loro specifiche esigenze o che, addirittura, inventano nuove cose che vorrebbero veder prodotte o messe in esercizio.

Solo una teoria? Non tanto. Se si date un occhio a questo sito di Procter & Gamble,  una delle più grandi multinazionali nel settore della cura alla persona e della casa, vedrete che si tratta di una finestra spalancata per accogliere idee, perchè P&G ha deciso che molta parte dell’ deve venire dalla gente.

E in  questo video, il CEO di P&G spiega la loro strategia.

Insomma, parafrasando il presidente Mao, per servire il popolo bisogna dare potere al popolo.



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