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Valore vero

Alcuni economisti, incapaci di uscire dai loro stessi abusati schemi, si chiedono perchè le borse, cioè le persone che v’investono, diano oggi valori così bassi ad aziende che fino a poco tempo fa valevano cinquanta volte il loro valore attuale.

Prima di tutto bisogna dire che il valore che si assegna alle cose dipende dalle circostanze: in un deserto, sotto un sole allucinante, l’idea di un’orribile fine e la gola riarsa certamente farebbero dare a tutti un valore diverso per una bottiglia d’acqua, anche calda, contro un’altra qualsiasi cosa che in circostanze normali scatenerebbe una giusta voglia di possesso.

Forse anche un po’ d’ombra, cioè qualcosa di effimero e immateriale, sarebbe meglio di una top model (ben disposta); quello che cambia è il contesto, come capita a chi fa mammografie tutti i giorni.

Però c’è anche da considerare che alcune aziende che cosa valgono effettivamente?

Vale l’infrastruttura, se serve e non c’è alternativa, valgono i brevetti, se producono rendite, valgono gli immobili, se possono essere riutilizzati o venduti, in certi casi vale anche qualcosa di molto poco solido com’è il marchio, ma se è possibile vendere qualcosa sotto  a quel .

Altrimenti l’azienda vale poco o nulla, e il mercato lo capisce attribuendogli, non un valore assoluto, che non esiste per nessuna cosa, ma un valore relativo e contestualizzato, proprio come un Chopard con brillanti,  che può valere tanto a New York, e assolutamente nulla in un deserto con 50 gradi centigradi.



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