BloodyMary
Da alcune settimane ormai non ho più ciclo mestruale, né i malesseri tipici che lo accompagnano. Inoltre, i medici hanno constatato un indubbio ingrossamento del mio ventre, che in verità sento crescere di giorno in giorno. Sono tutti segnali di buon auspicio, che mi fanno sperare in un futuro migliore.
Mia regina, madre mia, senza dubbio alcuno Voi siete la persona che più di ogni altra può comprendere il mio stato d’animo. Non ci sono parole per descrivere le sensazioni che scuotono il mio cuore, ma sono certa che Voi capite benissimo ciò che intendo dirVi. Sono la Vostra unica figlia, la sola che sia sopravvissuta a una triste serie di aborti. Dio ha voluto così. Ha voluto chiamare a sé quelli che avrebbero potuto essere i miei fratelli, lasciandomi sola a difendere l’onore del Vostro nome. Mi duole molto doverlo riconoscere, ma le pagine storiche che verranno scritte sulla nostra famiglia ricorderanno mio padre, Vostro marito, come colui che ha portato dolore, e rancore, davanti a Dio e al suo popolo. Mio padre, re Enrico VIII, lo dichiaro qui e ora solennemente, è motivo di vergogna per me, a causa delle sue intemperanze, dei suoi disordini intellettuali e spirituali, nonché delle azioni dissennate che ha compiuto in materia di fede.
Per quanto io mi sforzi, non riuscirò mai a capire come abbia potuto preferirVi quella donna, Anna Bolena. E badate, non mi riferisco al fatto che abbia cominciato a darle attenzioni quando già era sposato con Voi, e neppure all’idea che lei fosse una semplice dama al seguito della Vostra corte. No. Qualsiasi uomo di sani principi, oso dire qualsiasi maschio capace di esprimere un giudizio obiettivo di fronte a due femmine, sono convinta sceglierebbe Voi seduta stante. E il motivo è semplice. Per Voi parlano il Vostro stile, e la morale, e l’intelligenza, e il timore di Dio, che invece non hanno trovato terreno fertile in quella donna, che il solo aspetto ha di gradevole. Ma ahimè, tutti noi sappiamo quanto la bellezza sia fragile ed effimera, soprattutto quando non sia riflesso di un’anima cortese.
Su questa terra non v’è cosa più triste di un uomo debole, dalla ragione latente e dal temperamento volubile. Se poi costui indossa la sacra corona d’Inghilterra, onore unico al mondo, il danno che ne deriva risulta incommensurabile. L’elenco degli errori che mio padre ha commesso è tanto lungo da suscitare grave imbarazzo al cospetto di Dio e di qualsiasi altro giudice terreno. Egli Vi ha rinnegata, ha tentato di annullare le Vostre nozze. Ha inoltre disconosciuto la mia legittimità di figlia, come fossi stata concepita in un letto di lussuria, e ha osato negarmi qualsiasi istruzione in materia di affari di Stato. Egli dunque può rendere grazie soltanto alla mia formazione cattolica e al mio animo indulgente se oggi, mentre egli riposa per l’eternità, ho ancora la forza e l’ardire di riconoscere in lui il sangue del mio sangue, la carne della mia carne.
Non ho mai smesso di pensare che Voi foste vittima di un avvelenamento, strumento quanto mai vigliacco per sopprimere il nemico, ma purtroppo non sono mai riuscita a provare la veridicità dei miei sospetti. So che non potrà mai esserVi di consolazione, ma quella donna senza timore di Dio è caduta in disgrazia presso mio padre, Vostro marito, il quale è arrivato ad accusarla di adulterio e di stregoneria, ordinandone l’immediata decapitazione.
Voi, Caterina d’Aragona, l’unica vera regina che io abbia mai riconosciuto come tale, non potete immaginare a quante nefandezze io abbia dovuto assistere. Quali orrori e brutalità siano stati commessi verso il popolo e la nostra stessa famiglia. Dal profondo del mio animo odo levarsi un grido di dolore e di disperazione che sale fino al cielo, che invoca pietà e aiuto al Dio dei nostri padri. Vostro marito, re Enrico VIII, ha percorso la strada dell’eresia, che lo ha irrimediabilmente condotto alla rovina. Aveva considerato la nostra religione, il cattolicesimo di Roma, come un suo affare privato, come strumento per le sue relazioni politiche. Ma la sorte non è stata benevola con lui, e lo ha giustamente punito, mediante le ripetute sconfitte nelle sue battaglie familiari.
Degni seguaci di mio padre, indegni quindi di sedere sul trono d’Inghilterra, hanno compiuto azioni subdole e violente affinché io fossi estromessa dalla successione alla corona. Dopo l’ennesima scelleratezza, che mi avrebbe visto soccombere di fronte a scelte dinastiche sciagurate, mi sono vista costretta a difendere strenuamente e con ogni mezzo i miei diritti di erede diretta e legittima. Madre mia, nove giorni sono stati sufficienti. Soltanto nove giorni! Per rivendicare i miei, o per meglio dire i nostri privilegi, sepolti dalle ingiustizie degli eretici. Il popolo mi ha acclamata a gran voce come unica regina d’Inghilterra, e ho potuto così sedere sul trono che da tempo mi spettava. Era il 19 luglio 1553. L’alba di una nuova era.
Come primo atto di governo ho dovuto compiere il gesto che Dio stesso ci chiedeva da tempo. Ho abolito la riforma di fede, quella vergognosa eresia che mio padre scellerato, Vostro marito, aveva sciaguratamente approvato durante il suo regno. Il mio primo passo è stato così la restaurazione della religione cattolica. Madre mia, la nostra amata Inghilterra deve tornare nel più breve tempo possibile nell’orbita papale, restituendo al clero l’autorità che mio padre gli aveva sottratto, e a tal fine sono orgogliosa di affermare che Dio ha trovato in me, sua serva e regina, lo strumento più efficace per la riaffermazione del cattolicesimo. Allo scopo di realizzare questa impresa, lo sapete bene, è stato per me indispensabile trovare marito. Un uomo forte, e timorato di Dio, con cui assicurare al popolo un erede maschio che possa consolidare la mia opera.
Filippo II di Spagna. La mia scelta è ricaduta su di lui. E con l’aiuto di Dio questi tempi bui e incerti presto avranno fine. Così sia fatta la volontà del Padre.
Purtroppo, riportare il cattolicesimo in patria non è opera facile, né indolore. La mia mano ha dovuto essere severa, a tratti inflessibile. Decine, centinaia di evangelici manifestano ancora il proprio dissenso verso l’unica fede degna di culto, e a me non resta altra soluzione che reprimere con fermezza qualsiasi tentativo di resistenza e ribellione.
Madre, oh madre… Guardate… guardate laggiù, tutti quei roghi che ardono per la città. Il mio cuore si stringe, e sanguina, mentre li vedo bruciare. Sacrificare vite umane! Il fuoco che si erge, e illumina la notte, e la sconvolge. Distrugge le membra di quegli stolti eretici che hanno rinnegato Dio. Distrugge i loro corpi, le povere anime obnubilate dal peccato, la loro empietà. Credetemi, non avrei mai voluto arrivare fino a questo punto. Non avrei mai voluto ordinare tutte queste condanne a morte, ma ahimè, non mi hanno lasciato altra via. Hanno perseverato nell’errore, hanno dato le spalle alla Verità. Sono stata costretta a fermarli, perché il cattolicesimo è il nostro bene supremo, e io difenderò la mia fede fino in fondo. Anche a costo della vita.
Guardate, madre mia… Non credete anche Voi che io sia incinta? Ormai non passa giorno che io non mi accarezzi il grembo, con la certezza che presto partorirò un figlio, il futuro re d’Inghilterra. Sento questa vita che cresce, dentro di me. Questa vita che Dio stesso ha desiderato. Ha desiderato per noi, per illuminarci e sostenerci nel buio dell’eresia. E ha desiderato per se stesso. Perché noi potessimo compiere la sua opera, perché avessimo un’arma in più, e assai potente, con la quale combattere i riformisti e restaurare il credo di Roma. Ascoltate, mia regina, il crepitio sommesso dei roghi che bruciano. Il fetore della carne, e del sangue. E le ossa che si spezzano fra le braci. Il fumo che si leva alto come incenso, e in ampie volute rende grazie a Dio. Oh madre mia, lo sapete meglio di me… La giustizia divina non fa rumore, trionfa silente nel fuoco che arde.
Dio mio onnipotente, che siete l’unica luce che illumina il mondo e guida i miei passi… Ora che sono qui, sola, in questa stanza, io mi rivolgo umilmente a Voi, e all’ombra dei miei peccati Vi chiedo una risposta limpida e sincera, che possa levarmi ogni dubbio sulle mie condizioni… Questo ventre che s’ingrossa, che prosciuga da giorni il mio sangue mestruale, è davvero il frutto divino che noi tanto abbiamo atteso? O non è forse, piuttosto, un segno barbaro e violento? Una punizione suprema, priva di redenzione? Giacché io so bene che Voi siete saggio e misericordioso, e propenso a perdonare ogni umana vergogna, ma la Natura, che regola l’universo intero, soppesa i meriti e le colpe senza fare sconto alcuno, e colpisce nel cuore delle nostre fragilità. Spero dunque che il mio grembo non sia diventato strumento di punizione né di vendetta verso i peccati della mia famiglia. Vi prego invece, e Vi supplico, dal profondo delle mie debolezze, che io sia feconda di vita e di speranza. Sì da perpetuare il Vostro nome in ogni tempo, e dipingere di Voi le ombre fra terra e cielo.
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