Fatica sprecata
Benchè gli italici non abbiano una grande considerazione di loro stessi come lavoratori e siano sempre pronti a vedere evangelicamente il fannulllone nell’altro, anche se strano a dirsi, sono fra quelli che lavorano di più al mondo.
Lavorano come bestie, ore e ore, come altri popoli non fanno e la maggior parte si spezza la schiena e si manda in fumo il cervello per un salario che è, in pratica, una specie di elemosina, uno sputo in mano che costringe moltissimi a seconde attività (altra fatica aggiunta) per non finire in mano alle finanziarie e/o agli usurai che sono, più o meno, la stessa cosa.
Ma tale quantità di lavoro cosa produce?
Praticamente così poco che in effetti gli italici sembrano condannati, già in questa vita, a una fatica simile a quella del povero Sisifo.
Quest’enorme lavorio delle formiche italiche ha una scarsissima produttività e la ragione di tutto questo é abbastanza banale anche se non evidente: i sistemi produttivi italici sono basati sull’uso massiccio di braccia e su un’automazione praticamente inesistente, fatto che crea conseguenze drammatiche per l’economia perchè è stato dimostrato, già neglli anni 50, che lo sviluppo è funzione del grado d’automazione che, sua volta, implica ricerca, iinnovazione, brevetti, know-how e ritorni economici più elevati sia per l’imprea che per i lavoratori, necessariamente molto specializzati e perció molto meglio retribuiti.
Quando si dice che i salari italici sono molto più bassi della media si dimentica di dire che sono salari per compiti di scarso contenuto dove non sono richieste particolari competenze tanologiche, scientifiche e manageriali.
Purtrppo, come un bulimico o un’anoressica, che non vedono nello specchio la loro vera immagine, l’italica gente, compresa la sua pseudo auto definitasi classe dirigente, si vede allo stesso livello di altre nazioni mentre, in verità, é solo un volgo disperso ancora all’ombra dell’albero degli zoccoli.
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